“ADHD” o incompleti processi evocativi? “Iperattività” pedagogica nel tempo e nello spazio
DOI:
https://doi.org/10.5281/zenodo.19686591Parole chiave:
disattenzione, evocazione, iperattività nel tempo e nello spazio mentali, irrequietezza, movimento, percezioneAbstract
La mancanza di vera attenzione, rispetto ed ascolto del mondo adulto, (sia esso genitore, pedagogista od insegnante) unita alla mancanza di conoscenze neuropedagogiche sull’attività mentale da parte dei docenti, causa delle problematiche nei processi di insegnamento-apprendimento che, se non riconosciute e non affrontate vengono etichettate, nei giovani, con lo stigma di iperattività e deficit di attenzione (ADHD), senza considerare le responsabilità della scuola e del mondo degli adulti più in generale.
La soluzione non è la chimica e neppure la psicoterapia: perché questi bambini non hanno bisogno di etichette ed interventi clinici, che li patologizzano, convincendoli ad accettare il ruolo di malati mentali e che, inoltre, li separano dagli altri ma, al contrario, hanno bisogno di inclusione, di attenzione pedagogica, hanno bisogno di un’autorevolezza affettivamente calda da parte degli adulti. Da parte della scuola inoltre, occorrono strategie neuropedagogiche mirate, ossia strategie che, agendo rigorosamente a livello dell’attività mentale del giovane, mettono in atto una “gestione” della cosiddetta “iperattività nel tempo e nello spazio mentali”. Una modalità che promuovendo la coscientizzazione delle personali modalità di pensiero evocativo permette ai bambini, o adolescenti, di sfruttare la loro propensione al movimento ed al loro “risentito mentale” in qualità di vero e proprio trampolino di lancio per associare evocati visivi ed uditivi, ossia per la mobilitazione del pensiero logico e creativo.